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S-BREVETTIAMOCI
Proposta per una campagna sociale
sui brevetti e la privatizzazione del vivente


Le manifestazioni del novembre 1999 a Seattle contro l’incontro del WTO (cioè l’Organizzazione Mondiale del Commercio) hanno portato alla ribalta dei media il tema dei brevetti e della proprietà intellettuale e lo hanno inserito di diritto nell’agenda politica dei movimenti sociali mondiali.
Chi lotta oggi per una globalizzazione diversa da quella capitalistica, poggiata sui principi assoluti del Mercato e del Profitto, non può prescindere dall’analisi di una serie di fenomeni economici e sociali che assomigliano tanto alle "recinzioni" delle terre comuni, quelle che sono state alla base dell’accumulazione originaria nel paese pilota dell’industrializzazione, l’Inghilterra, cioè agli albori del sistema capitalistico mondiale.
Alle soglie del terzo millennio sono sospinti e inglobati nel ciclo di valorizzazione economica anche alcuni beni fondamentali dell’Umanità come l’acqua, le sementi e il patrimonio genetico, umano e non.
I pochi intellettuali e scienziati, che già da anni mettevano in guardia sui pericoli di questi processi di privatizzazione del vivente, hanno così trovato, grazie al movimento contro la globalizzazione imperante, una possibilità di portare alla luce questa contraddizione.
Invece, una discussione pubblica, aperta a tutte le comunità e ai soggetti sociali interessati e non solo all’asettica e spesso omertosa comunità scientifica, sta vedendo solo ora, dopo il secondo Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, un timido inizio.

BREVETTI - O.G.M. - SOVRANITA’ ALIMENTARE
Parlare di brevetti è diventato sempre più importante ed allarmante da quando le normative internazionali ed europee hanno concesso il "brevetto sul vivente".
E’ dal 1994 che le forme di vita sono entrate nell'ambito delle cose brevettabili, grazie ad un protocollo (TRIPS) che è parte dell'Accordo Generale sul Commercio (GATT) firmato da 150 paesi.
Ciò implica una serie di discussioni d’ordine etico e morale, ma ciò su cui noi vogliamo soffermarci, in maniera particolare, è l’impatto che la pratica del brevetto determina sul diritto di alimentarsi e sul rispetto della biodiversità.
"Il brevetto è un titolo in forza del quale viene conferito un monopolio di sfruttamento sul trovato oggetto del brevetto stesso, consistente nel diritto esclusivo di utilizzarlo, disporne e di farne oggetto di commercio, nonché di vietare a terzi di produrlo, usarlo, metterlo in commercio, venderlo e importarlo" (definizione dell’UE).
Il brevetto, in quanto tale, può essere rilasciato solo in caso di un’invenzione e non di una scoperta.
In base a ciò sono vietati i brevetti su piante, animali e sui processi biologici essenziali per la produzione di piante e animali.
Ma il brevetto è consentito su piante e animali clonati o geneticamente modificati considerati delle invenzioni!!!
Il brevetto s’impone, quindi, come strumento privilegiato per l’incentivazione della ricerca d’organismi geneticamente modificati.
Le multinazionali, quasi tutte nordamericane, del settore, infischiandosene dell’opinione pubblica che ha scelto di fare a meno di prodotti trasgenici, continuano a fare arrivare in Europa e Italia sementi G.M.
Questo è un esplicito atto di boicottaggio delle scelte della politica agricola del nostro Paese e dell’Europa.
Le multinazionali vogliono farci credere che una volta che i consumatori saranno consapevoli della reale rivoluzione che porteranno questi prodotti, queste paure scompariranno.
Inoltre vogliono anche farci credere che con le biotecnologie si risolveranno i problemi della fame nel mondo.
A tal fine di propaganda ormai si servono di ricercatori e scienziati senza scrupoli, che trascurando ogni qualsivoglia principio o norma di precauzione, sperimentano e brevettano, anche nelle strutture pubbliche, e rendono funzionale il loro lavoro agli interessi dei privati.
Inoltre, tutto ciò rappresenta un’appropriazione indebita del diritto di scegliere da parte di noi occidentali e una condanna alla schiavitù per i paesi del Terzo Mondo.
E’ evidente, infatti, la funzione del brevetto come forma d’espropriazione delle risorse naturali dei Paesi in via di sviluppo attraverso l’attività di biopirateria delle multinazionali
La fame nel mondo non si combatte con l’introduzione di O.G.M., anzi si aggrava la situazione.
E’ possibile percorrere altre strade: abolizione del brevetto, distribuzione più equa delle risorse alimentari del mondo e quindi gli eccessi del mondo occidentale possono essere tranquillamente ripartiti ai paesi in via di sviluppo, e rispetto per le tradizioni, le culture e colture locali.

I NOSTRI OBIETTIVI
E’ agli sviluppi di un dibattito sempre più diffuso su questi temi che mira questa campagna.
Consideriamo indispensabile non lasciare agli addetti ai lavori la discussione ma vogliamo provare a farli diventare capillarmente patrimonio del movimento e soprattutto di quei soggetti sociali espropriati ogni giorno della propria forza lavoro, della propria abilità e capacità produttiva e oggi minacciati anche nei fondamenti della loro opportunità di conservazione e di riproduzione.
Da quest’esigenza di socializzazione a più ampio raggio, è nata l’idea dell’autobrevettazione, una vera e propria richiesta, attraverso un semiserio dettagliatissimo modulo, all’ufficio competente di essere riconosciuto come invenzione biologica unica e irripetibile, e quindi sottrarsi, per ora simbolicamente alla possibilità che qualche industria del biotech e multinazionale senza scrupoli rivendichi alcuna proprietà sul nostro corpo.

"BREVETTATI PRIMA CHE SIA QUALCUNO A BREVETTARE TE!" e "SIAMO TUTTI DELLE INVENZIONI" saranno alcuni dei motti che accompagneranno quest’iniziativa.

Ma non è solo il genere umano a essere minacciato dagli interessi dei colossi economici e perciò abbiamo pensato di brevettare anche le specie animali e vegetali che ci circondano.
L’idea ha il pregio, secondo noi, non solo d’un forte impatto simbolico ma anche una reale capacità di comunicazione sociale di contenuti abbastanza ostici ai non addetti ai lavori.
L’autobrevettazione è uno strumento che vorremmo si diffondesse all’interno del movimento e soprattutto oltre, magari attraverso una campagna che partisse in occasione del prossimo vertice FAO, in giugno a Roma.
La prossima scadenza internazionale, lanciata a Porto Alegre, sarà un appuntamento importante in vista del quale costruire percorsi che sappiano anche incidere nella realtà di tutti i giorni, e non solo una mobilitazione occasionale ed estemporanea ad uso stampa.
Perciò questa campagna sociale andrà oltre l’imminente scadenza di Roma per cercare nei territori in cui viviamo dei riscontri reali della sensibilizzazione e consapevolezza che vorremmo creare su questi temi.

Con questa campagna vogliamo chiedere:

  • la messa al bando dei brevetti sul vivente
  • la moratoria delle sperimentazioni in campo aperto di O.G.M.
  • più soldi a una ricerca scientifica pubblica, svincolata dagli interessi di poche imprese multinazionali
  • dignità per le culture e le colture indigene e tradizionali




Palestra d’autodifesa alimentare-Bologna
Laboratorio Autorganizzato Kontroverso
Gruppo Capsycum
Contadini Biologici della Valle del Samoggia

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